Non tutti hanno apprezzato la risposta del direttore di Avvenire:
“Avvenire”, ovvero il portavoce di una Chiesa “ingessata”
Non ho mai trovato tanta ipocrisia come nelle parole del direttore di Avvenire Dino Boffo, in risposta alla accorata lettera di un sacerdote milanese che giustamente si lamenta del silenzio del Quotidiano cattolico sui fatti della vita privata e pubblica del Capo di Governo.
Purtroppo, Avvenire è l’organo ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana. Sì, purtroppo, perché non può fare altro che quello che sta facendo, ovvero restare in riga secondo le direttive della gerarchia ufficiale, ovvero di quella che comanda.
Avessimo noi credenti un potente mezzo d’informazione e di formazione senza dipendere dalla gerarchia, e senza paura di perdere il numero dei lettori! È la critica che faccio a Famiglia Cristiana, la quale non sa come muoversi in questo momento, difficile per tutti, sia per i cittadini che per i credenti. Capisco il settimanale dei Paolini, ma non condivido affatto le sue remore.
È vero che il mondo cattolico non appare monolitico: c’è una base fortemente dissidente, ma è disorientata e impotente. Soprattutto le comunità cristiane sono ancora rette da pastori timorosi, opportunisticamente ossequienti, a cui interessa solo tirare a campare, o a far funzionare l’organizzazione pastorale secondo gli schemi tradizionali pur dando una veste innovativa ma… alla struttura formale.
E se ci sono per fortuna preti aperti al Nuovo evangelico, insofferenti per una politica, quella attuale, che incensa il dio denaro coprendone le vergogne con i paramenti solenni di una liturgia allucinogena, tanti però se ne stanno in disparte, non si fanno sentire, e quando lo fanno scrivendo all’organo ufficiale della Chiesa ricevono il trattamento del sacerdote milanese. Perché mortificarli, farli sentire in colpa solo perché vogliono esprimere la loro amarezza, condivisibile e condivisa da una buona parte della Chiesa italiana? Ma ciò che veramente mi ha colpito è la superficialità di argomentazioni del direttore di Avvenire che neppure con i miei bambini mi sentirei di usare, se dovessi far capire loro la gravità di una determinata situazione.
Una cosa è certa: la Chiesa ufficiale non sa che pesci prendere, perché da una parte non vorrebbe tirarsi addosso le ire di una politica che in fondo le fa comodo, e dall’altra sa che non può nascondere del tutto il culo sporco di Berlusconi. E così anche Avvenire deve tacere, o parlare nei modi e tempi dovuti, rispettando le regole dell’opportunismo più osceno.
E non basta ridare a Berlusconi il suo bianco vestitino battesimale, restituirgli il decoro morale idoneo a un personaggio politico di primo piano, se poi continua per la sua strada di totale demenza politica, seminando ovunque sfiducia nelle istituzioni, con un uso personale della giustizia. Ed è di questo che vorrei parlare. Non so se don Angelo Gornati intendeva dire questo, soprattutto questo, lamentandosi con Avvenire per la sua connivenza con la politica del Demente, Demente in quanto politico, anche se ha fatto dell’oscenità morale un segno dimostrativo della sua onnipotenza maschilista.
Ed è sulla politica in quanto tale di Berlusconi che vorrei poter insistere: qui sta la gravità veramente blasfema di una Chiesa - e Avvenire ne è il portavoce - che finge di scandalizzarsi per la morale del Premier, ma che non solo non condanna l’uomo politico, ma è pronta a riconciliarsi con lui, ovvero con la demenza di una politica che fa dell’avere l’anima della società.
E tu, Chiesa, che mi parli di giustizia sociale, di sviluppo integrale dell’uomo, di primato dell’essere umano, di ambiente da rispettare, poi che cosa fai? Sostieni il più demente uomo politico, non dico il corruttore di minorenni, ma il politico che ha schiacciato sotto i piedi la Politica. Ma perché lo fai? Ma che cosa vedi in questo povero uomo e nei suoi galoppini e nei suoi alleati rozzi e volgari? Che cosa vedi di buono? Me lo dici?
Non mi basta che tu, Chiesa, riprenda il tuo protettore o magnate o benefattore con qualche tiratina d’orecchie come fa un papa o una mamma nei riguardi di un figlio un po’ birichino. So che sto parlando al vento, dal momento che pretenderei un miracolo che non ci sarà mai finché ti manterrai nella prigione del tuo castello dorato, ma che purtroppo non conosce più la parola “dialogo” con l’Umanità.
dongiorgio.it