http://www.associazionedifesaconsumator ... n-polvere/10 giugno 2010
In Italia ogni anno vengono consumate 6.300 tonnellate di latte artificiale.
Prezzi elevati per un prodotto che sostituisce o che segue l’allattamento materno.
Un formula chimica ricca di vitamine, calcio, magnesio, potassio, sodio, fosforo, cloro, zinco, rame; spesso arricchita con ferro e altri minerali. Il Codice Internazionale, redatto da Unicef e Organizzazione Mondiale della Sanità, raccomanda l’allattamento al seno esclusivo nei primi sei mesi di vita. Nonostante ciò tra gli scaffali di supermercati e farmacie si trovano confezioni di latte artificiale indicato per neonati “allergici”e di proseguimento fin dal quarto mese di vita.
Dall’ADICO una denuncia: “Molte donne rinunciano all’allattamento al seno o lo interrompono precocemente, non solo a causa di gravi e rare patologie della madre o del neonato, ma perché spesso non trovano adeguato supporto e informazione da parte delle istituzioni sanitarie”.
Indagini a livello nazionale evidenziano una propensione all’allattamento al seno: l’81% delle donne inizia ad allattare il proprio bambino, ma solo per il 58% l’allattamento è esclusivo: diverse circostanze portano in molti casi all’affiancamento del latte artificiale.
In un contesto sociale chiuso, in un ambiente di lavoro salariato e dipendente dove vi sono orari rigidi da rispettare –spiega il presidente dell’ADICO, Carlo Garofolini - per molte donne diventa difficile proseguire e prolungare in modo naturale ed esclusivo l’allattamento al seno.
Molto spesso, al primo ostacolo, il latte artificiale viene consigliato dai pediatri e dal personale sanitario nei reparti di maternità degli ospedali. Nelle strutture ospedaliere moderne, organizzate in base all’efficienza, i neonati, subito dopo il parto, sono separati dalle madri e collocati in un appositi reparti: qui viene loro somministrata acqua zuccherata o latte artificiale, piuttosto che portare i bambini dalle mamme ogni volta che vogliono/devono essere attaccati al seno.
Non da ultimo ci sono le responsabilità gravissime delle multinazionali produttrici di latte artificiale che – attraverso pratiche commerciali poco corrette e decenni di campagne pubblicitarie martellanti – hanno profondamente minato la fiducia delle donne nella loro capacità di nutrire i propri bambini e hanno sviato un’abitudine che faceva parte della natura umana.