di acquaepane » 06 ott 2009, 11:41
Carissima Francesca,
grazie delle belle domande che mi fai, le quali mi stimolano a riflettere e a tornare indietro negli anni alle mie necessità ….
Credo fortemente che non serve molto forzarsi a dividere fisicamente i gemelli, eterozigoti ed omozigoti, se alla base manca l’atteggiamento del genitori a considerarli "persona individuale" cioè con i propri sogni, progetti, difficoltà, desideri…
Non sto dicendo che va bene dividerli né che va bene non dividerli, anche qui dare una definizione sarebbe non considerare l’individualità della singola coppia di gemelli.
Posso dirti con gioia qualcos’altro.
1) Obbligarmi a vestire diversamente o a frequentare una classe diversa da mia sorella gemella, lì dove io stessa esprimo il desiderio di vestirmi uguale o andare nella sua stessa classe, è una forzatura controproducente, sia perché il genitore non ascolta e “non sta” con il mio desiderio sia perché comunque resta il fatto che guardandomi allo specchio mi accorgo che la gemellarità c’è e a volerla spezzare “per forza” si rischia di mandare un messaggio indiretto, non voluto, che non dà il permesso di riconoscere ai gemelli la realtà, vera per loro, di essere “uguali” per alcuni aspetti.
2) Quanto scritto non significa per forza tenerli uniti o separarli, ma solo “stare” con i desideri espressi dai rispettivi figli e con loro instaurare un dialogo (e su questo vorrei che Ale dicesse la sua esperienza, se vuole, rispetto a una modalità diversa di guardare e considerare l’unicità delle figlie gemelle, che poi è valida per ogni uomo).
3) Come fare, allora, allo stesso tempo a considerarli anche unici e diversi?
4) Parlando con loro, ricordandomi che sono individui e che anche se fanno e hanno voglia di fare le cose insieme (e mi sembra fisiologico e normale, fosse solo perché hanno la stessa età e le esperienze si avvicinano e sono uguali, vista la vicinanza, non solo la somiglianza) ognuno ha una sua opinione che va cercata, richiesta ed ascoltata, "anche se coincide con quella del gemello”.
5) Piccolo esempio: andare alla stessa classe. I bambini anche all’asilo già capiscono e si guardano, dentro e fuori di loro, benché non abbiano ancora acquisito la parola e il pensiero complesso (giustamente!). Ma già hanno pensieri loro.
Perché non parlare con loro per sentire la loro opinione? Perchè non interpellarli sia separatamente sia insieme per dargli l'opportunità di dire cosa ne pensano? Non è detto che vadano sentiti anche o per forza insieme, ciò dipende dalla situazione e non può esserci una regola, certo è che è bene fargli fare l’esperienza di essere ascoltati non sempre e non necessariamente insieme e di prenderli singolarmente e dirgli “ho proprio voglia di sapere tu cosa ne pensi su…. che riguarda te e tua sorella…, ora lo chiedo a te e poi lo chiedo anche a lei… per me è importante cosa provate e pensate entrambe.” A un bambino di tre anni si articola la stessa frase inmodo più semplice, e voi genitori siete ben esperti coni vostri piccoli su questo!
6) Anche a tre anni i bambini possono parlare e dire la loro, ovviamente con il linguaggio di quella età.
Io ho fatto le scuole con mia sorella gemella in classe fino alla quarta superiore, in più ricordo che alle medie eravamo in classe con un’altra coppia di gemelle monozigote e la maestra ci aveva diviso, noi allora ci siamo coalizzate e io stavo con la sorella dell’altra coppia e così mia sorella anche, che stava insieme con l’altra gemella, risultato: l’insegnante ci aveva forzatamente separato a noi quattro, ma difatti si trovava nei due banchi davanti due coppie uguali perché per dispetto, essendoci rimaste tanto male e ci sentivamo abusate, ci vestivamo perfettamente uguali. Alla fine si è arresa, io sono tornata con mia sorella, idem l’altra sorella e così libere e ascoltate non ci vestivamo più uguali tanto che l’insegnante aveva imparato a distinguerci. Ricordo anche che con la scelta delle scuole superiori io volevo fare il classico, mia sorella arti grafiche, fatto sta che poi i miei genitori, per loro comodità, che oggi capisco e non condivido comunque, mi hanno “descritto le cose belle di quella scuola" facendomela piacere per allontanarmi momentaneamente l’idea del classico. Non sono stata sostenuta nel mio desiderio, così ho fatto una scuola che non mi è piaciuta, infatti saltavo tante lezioni e non mi appassionava perché il mio cervello e la mia intelligenza chiedevano “cibo per la mente” e la mia passione per la matematica, l’italiano, le lingue…. Eccetera.
In quell’occasione i nostri genitori hanno pensato che erano più tranquilli a mandarci insieme a scuola, prendendo l’autobus insieme potevamo difenderci meglio se succedeva qualcosa e andavamo a scuola in due, non sole.
Ricordo anche quando in prima superiore mio padre voleva comprare un solo libro per tutte e due e mia madre, a ragione, si è imposta e ne abbiamo avuto uno per ciascuno.
Penso che questi esempi parlino più di mille parole.
Crescendo mi ha boicottato non aver fatto il classico, ho odiato la scuola e lo studio e sono arrivata alla facoltà di medicina e chirurgia (iscrivendomi molto tardi) menomata di un metodo di studio “serio”. Pensando a questo ho sentito l’insoddisfazione e la frustrazione, anche la rabbia per la scelta dei miei genitori di farmi fare la scuola con mia sorella, non sostenendomi sul desiderio espresso, anzi subito camuffato.
Non sono stati cattivi, capisco che sono stati impreparati e di fondo c’era il loro desiderio di stare tranquilli e che ci facevamo compagnia.
Chiudo, augurandoti di parlare con le tue figlie.
Se gli compri un vestito, non devi “per forza” sceglierlo diverso, io e mia sorella avevamo vestiti uguali, colori diversi e non devi “per forza” sceglierli uguali.
Credo che la via di mezzo che mi hai chiesto stia fondamentalmente in tre cose:
1) Fare le cose “per forza” non va mai bene, ciò che è obbligato ha qualcosa di non sano a lungo andare;
2) Non comunicare, cioè non fermarti con i tuoi figli a chiedere cosa vogliono loro, porta povertà alla reciproca conoscenza e non condivisione dei rispettivi mondi, nel tempo porta anche chiusura e confusione insieme alla non capacità di ascoltarsi, confrontarsi e al permesso non dato di sentrisi diversi ed esprimerlo. Non che bisogna chiedere "sempre" cosa vogliono e questo vale con qualunque figlio, e aggiungo relazione;
3) Stare con ciò che penso io, cioè non partire dall’altro, è deleterio e non mi fà fare l'espereienza della diversità, oltre al fatto che poi non lascio la libertà all'altro di essere se stesso e paradossalmente divido il gemello dall'altro gemello e al tempo stesso lo "rendo uguale a me": “le tue figlie sono non solo due entità diverse tra loro, e ognuna può pensarla allo stesso modo e anche diversamente (qui esci dalla confusione di non sapere se l’opinione è uguale o diversa semplicemente parlando con ognuna di loro), le tue figlie sono entità diverse anche da te”.
Quindi, non dimenticare che sei la madre ed è il genitore che dà direzione e nel farlo parte da sé e dalla sua esperienza e al tempo stesso può sempre, nella misura permessa dall’età, iniziare l’esercizio del dialogo e del confronto (così da verificare anche se ciò che penso io va bene a loro), con la curiosità di voler proprio capire cosa pensa l’altro che è fuori di me e non è me.
La curiosità è un bellissimo motore che apre la mente e il cuore e ci stimola a voler conoscere il mondo dell’altro e la sua diversità mettendo in condivisione anche il nostro mondo e la nostra diversità.
Chiudo e ti ringraziando di come ti chiedi le cose e questo mi fa vedere che hai le competenze per gestire ciò che non conosci, hai detto che non sei gemella.
Il confronto con le opportunità che ti si presentano (in questo caso me) è veramente un bellissimo strumento per non stare mai chiusa e mai ferma agli orizzonti che conosci perché il mondo in ogni persona è un’infinità di orizzonti immensi e talmente colorati che non puoi, se li incontri, non restarne affascinata e quindi non mettere in atto strategie e risorse per confrontarti con loro. Sei una mamma preziosa e in gamba, come le mamme e i papà di questo sito, questo arricchisce anche il tuo essere donna. Ti abbraccio e ti ringrazio, sentire le tue difficoltà mi dà tenerezza e mi fa incontrare le difficoltà, allora non dette e non capite, dei miei genitori. Giustamente non capite perché non era mio compito e non è mio compito essere il loro genitore. L’ho fatto, sono cresciuta occupandomi di capire tanto e sempre tutti, ciò mi ha regalato la splendida capacità che mi appartiene di entrare in relazione in profondità con l’altro, anche se non lo conosco da molto, e al tempo stesso ho iniziato il mio percorso che mi porta ogni giorno a ricordarmi che “il mio primo prossimo sono io!”
Anche se ho dei figli, non posso e non devo dimenticare me e le mie esigenze, altrimenti uno dei rischi è di non riuscire a vedere nei figli la loro individualità, ripeto, non solo tra di loro, gemelli o meno, ma anche e soprattutto da me.
Che ogni giorno sia pieno della"tua forza" e della "tua capacità di cura" verso la tua anima e il tuo cuore e non solo verso quello di chi ti è vicino e sono i tuoi affetti più intimi.
Ti abbraccio …. Angela
ps. un'ulima cosa: la vita da sola dà sempre e darà costantemente ai gemelli opportunità per farli crescere e differenziarsi, per vivere ed eistere come indiviudi singoli pur restando fortemente e magicamente uniti come sempre, per questo "forzare per forza" non serve molto.
Ultima modifica di
acquaepane su 06 ott 2009, 12:52, modificato 1 volte in totale.