Il significato della gemellarità

Confrontarsi tra gemelli: se siete gemelli adulti o adolescenti potete usare questa stanza per parlare tra di voi e raccontare la vostra esperienza col vostro "doppio". Inoltre si potranno postare notizie, video e curiosità riguardanti i gemelli.

Il significato della gemellarità

Messaggiodi Ale » 05 ott 2009, 17:44

Riporto qui delle meravigliose parole scritte da Angela, gemella monozigote, sul significato della gemellarità.

acquaepane ha scritto:A voi del sito, sempre il mio affetto e la mia presenza, e per chi desidera sono qui, pronta a condividere le mie competenze e soprattutto la mia ESPERIENZA, straordinaria e al tempo stesso conflittuale ed unica, di essere la sorella gemella di mia sorella, quindi di avere da sempre dentro l'anima un universo in due e, al tempo stesso, i nostri due diversi universi nello stesso universo .... insieme alla consapevolezza di non essere,fin dal primo respiro, mai sola, sempre accompagnata, dallo specchio, dal cuore e dall'anima di mia sorella monozigote.
Essere gemella è meraviglioso, ciò non significa che non abbiamo le nostre crisi, liti, difficoltà, significa solo la certezza da sempre e per sempre di sapere che ci siamo l'una per l'altra.

Per questo, ripeto, ho tenerezza e tanto affetto per i genitori di gemelli, c'è un compito speciale in voi che è quello "di partecipare" sia dell'unione straordinaria dei figli gemelli sia della responsabilità e della gioia di aiutarli a crescere la loro personale individualità.
Vi sono vicina e vi ringrazio di essere i genitori dei vostri figli. Angela
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Re: Il significato della gemellarità

Messaggiodi Francesca » 05 ott 2009, 22:06

Angela, ti ringrazio per le tue parole e ti chiedo, da mamma di due gemele omozigote.......
esistono due scuole di pensiero: ho conosciuto mamme di gemelli che nel separarli sentono di tolgiere loro qualcosa, il loro speciale "dono", unico, per noi incomprensibile, di crescere con qualcuno che ti è sempre vicino, dall'utero ad ogni epserienza di vita, sentono di togliere loro qualcosa se li costringono a non seguire l'istinto di uniformità (molti gemelli chiedono di essere vestiti ugulai, di stare nela stessa classe, di fare lo stesso sport, di frequentare lo stesso di tipo di scuola...).E ci sono madri, me compresa, che vivono col cruccio i doverle far sentire "uniche", di fare emergere la loro singolare personalità, di doverle anche forzatamente dividere per far vivere loro esperienze uniche, tentare di differenziarle anche fisicamente per quanto possibile, nella speranza che nessuno mai le scambi (perchè imagino doloroso essere scambiata per un'altra persona).
Ora ti chiedo, angela, qual'è il giusto compromesso. Mi sono senetita forte dele mie idea e della corettezza della mia interpretazione della gemellarità ma ultimamente ho qualche dubbio.
Le vedo più grandi e penso: sto decidendo io per loro; io che no ho una gemella; io che non so cosa vuol dire avere una persona "unica" a cui fare riferimento per tutta la mia vita.......
e allora , angela, tu per noi genitori confusi sei una grande risorsa......Mi spieghi per cortesia se quello che io immagino essere i senetimenti delle mie figli che hanno solo 3 anni e non possono spiegarmi bene le loro esigenze e i loro disagi sono la realtà o magari sono cose che per me sono importanti ma per loro ininfluenti....
quasiasi consigio tu voglia darci sarà prezioso....
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Re: Il significato della gemellarità

Messaggiodi PIERLISA » 06 ott 2009, 09:11

Grazie Francesca :fiore: per questa domanda anch'io mi trovo nella tua stessa situazione (a parte il sesso diverso delle belve, che non è poco) e ho mille dubbi!
E grazie ad Angela se vorrà risponderci.
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Re: Il significato della gemellarità

Messaggiodi Ale » 06 ott 2009, 11:37

Le mie figlie erano di quelle gemelle che vogliono fare tutto insieme. Loro amavano anche vestirsi allo stesso modo (anche se io cercavo di intervenire puntando almeno su colori diversi). Adesso, adolescenti, fanno tutto quello che possono per distinguersi, dai vestiti alla pettinatura, pur continuando ad avere gusti molto simili.
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Re: Il significato della gemellarità

Messaggiodi acquaepane » 06 ott 2009, 11:41

Carissima Francesca,
grazie delle belle domande che mi fai, le quali mi stimolano a riflettere e a tornare indietro negli anni alle mie necessità ….
Credo fortemente che non serve molto forzarsi a dividere fisicamente i gemelli, eterozigoti ed omozigoti, se alla base manca l’atteggiamento del genitori a considerarli "persona individuale" cioè con i propri sogni, progetti, difficoltà, desideri…
Non sto dicendo che va bene dividerli né che va bene non dividerli, anche qui dare una definizione sarebbe non considerare l’individualità della singola coppia di gemelli.
Posso dirti con gioia qualcos’altro.
1) Obbligarmi a vestire diversamente o a frequentare una classe diversa da mia sorella gemella, lì dove io stessa esprimo il desiderio di vestirmi uguale o andare nella sua stessa classe, è una forzatura controproducente, sia perché il genitore non ascolta e “non sta” con il mio desiderio sia perché comunque resta il fatto che guardandomi allo specchio mi accorgo che la gemellarità c’è e a volerla spezzare “per forza” si rischia di mandare un messaggio indiretto, non voluto, che non dà il permesso di riconoscere ai gemelli la realtà, vera per loro, di essere “uguali” per alcuni aspetti.
2) Quanto scritto non significa per forza tenerli uniti o separarli, ma solo “stare” con i desideri espressi dai rispettivi figli e con loro instaurare un dialogo (e su questo vorrei che Ale dicesse la sua esperienza, se vuole, rispetto a una modalità diversa di guardare e considerare l’unicità delle figlie gemelle, che poi è valida per ogni uomo).
3) Come fare, allora, allo stesso tempo a considerarli anche unici e diversi?
4) Parlando con loro, ricordandomi che sono individui e che anche se fanno e hanno voglia di fare le cose insieme (e mi sembra fisiologico e normale, fosse solo perché hanno la stessa età e le esperienze si avvicinano e sono uguali, vista la vicinanza, non solo la somiglianza) ognuno ha una sua opinione che va cercata, richiesta ed ascoltata, "anche se coincide con quella del gemello”.
5) Piccolo esempio: andare alla stessa classe. I bambini anche all’asilo già capiscono e si guardano, dentro e fuori di loro, benché non abbiano ancora acquisito la parola e il pensiero complesso (giustamente!). Ma già hanno pensieri loro.
Perché non parlare con loro per sentire la loro opinione? Perchè non interpellarli sia separatamente sia insieme per dargli l'opportunità di dire cosa ne pensano? Non è detto che vadano sentiti anche o per forza insieme, ciò dipende dalla situazione e non può esserci una regola, certo è che è bene fargli fare l’esperienza di essere ascoltati non sempre e non necessariamente insieme e di prenderli singolarmente e dirgli “ho proprio voglia di sapere tu cosa ne pensi su…. che riguarda te e tua sorella…, ora lo chiedo a te e poi lo chiedo anche a lei… per me è importante cosa provate e pensate entrambe.” A un bambino di tre anni si articola la stessa frase inmodo più semplice, e voi genitori siete ben esperti coni vostri piccoli su questo!

6) Anche a tre anni i bambini possono parlare e dire la loro, ovviamente con il linguaggio di quella età.

Io ho fatto le scuole con mia sorella gemella in classe fino alla quarta superiore, in più ricordo che alle medie eravamo in classe con un’altra coppia di gemelle monozigote e la maestra ci aveva diviso, noi allora ci siamo coalizzate e io stavo con la sorella dell’altra coppia e così mia sorella anche, che stava insieme con l’altra gemella, risultato: l’insegnante ci aveva forzatamente separato a noi quattro, ma difatti si trovava nei due banchi davanti due coppie uguali perché per dispetto, essendoci rimaste tanto male e ci sentivamo abusate, ci vestivamo perfettamente uguali. Alla fine si è arresa, io sono tornata con mia sorella, idem l’altra sorella e così libere e ascoltate non ci vestivamo più uguali tanto che l’insegnante aveva imparato a distinguerci. Ricordo anche che con la scelta delle scuole superiori io volevo fare il classico, mia sorella arti grafiche, fatto sta che poi i miei genitori, per loro comodità, che oggi capisco e non condivido comunque, mi hanno “descritto le cose belle di quella scuola" facendomela piacere per allontanarmi momentaneamente l’idea del classico. Non sono stata sostenuta nel mio desiderio, così ho fatto una scuola che non mi è piaciuta, infatti saltavo tante lezioni e non mi appassionava perché il mio cervello e la mia intelligenza chiedevano “cibo per la mente” e la mia passione per la matematica, l’italiano, le lingue…. Eccetera.
In quell’occasione i nostri genitori hanno pensato che erano più tranquilli a mandarci insieme a scuola, prendendo l’autobus insieme potevamo difenderci meglio se succedeva qualcosa e andavamo a scuola in due, non sole.
Ricordo anche quando in prima superiore mio padre voleva comprare un solo libro per tutte e due e mia madre, a ragione, si è imposta e ne abbiamo avuto uno per ciascuno.
Penso che questi esempi parlino più di mille parole.
Crescendo mi ha boicottato non aver fatto il classico, ho odiato la scuola e lo studio e sono arrivata alla facoltà di medicina e chirurgia (iscrivendomi molto tardi) menomata di un metodo di studio “serio”. Pensando a questo ho sentito l’insoddisfazione e la frustrazione, anche la rabbia per la scelta dei miei genitori di farmi fare la scuola con mia sorella, non sostenendomi sul desiderio espresso, anzi subito camuffato.
Non sono stati cattivi, capisco che sono stati impreparati e di fondo c’era il loro desiderio di stare tranquilli e che ci facevamo compagnia.
Chiudo, augurandoti di parlare con le tue figlie.
Se gli compri un vestito, non devi “per forza” sceglierlo diverso, io e mia sorella avevamo vestiti uguali, colori diversi e non devi “per forza” sceglierli uguali.
Credo che la via di mezzo che mi hai chiesto stia fondamentalmente in tre cose:
1) Fare le cose “per forza” non va mai bene, ciò che è obbligato ha qualcosa di non sano a lungo andare;
2) Non comunicare, cioè non fermarti con i tuoi figli a chiedere cosa vogliono loro, porta povertà alla reciproca conoscenza e non condivisione dei rispettivi mondi, nel tempo porta anche chiusura e confusione insieme alla non capacità di ascoltarsi, confrontarsi e al permesso non dato di sentrisi diversi ed esprimerlo. Non che bisogna chiedere "sempre" cosa vogliono e questo vale con qualunque figlio, e aggiungo relazione;
3) Stare con ciò che penso io, cioè non partire dall’altro, è deleterio e non mi fà fare l'espereienza della diversità, oltre al fatto che poi non lascio la libertà all'altro di essere se stesso e paradossalmente divido il gemello dall'altro gemello e al tempo stesso lo "rendo uguale a me": “le tue figlie sono non solo due entità diverse tra loro, e ognuna può pensarla allo stesso modo e anche diversamente (qui esci dalla confusione di non sapere se l’opinione è uguale o diversa semplicemente parlando con ognuna di loro), le tue figlie sono entità diverse anche da te”.
Quindi, non dimenticare che sei la madre ed è il genitore che dà direzione e nel farlo parte da sé e dalla sua esperienza e al tempo stesso può sempre, nella misura permessa dall’età, iniziare l’esercizio del dialogo e del confronto (così da verificare anche se ciò che penso io va bene a loro), con la curiosità di voler proprio capire cosa pensa l’altro che è fuori di me e non è me.
La curiosità è un bellissimo motore che apre la mente e il cuore e ci stimola a voler conoscere il mondo dell’altro e la sua diversità mettendo in condivisione anche il nostro mondo e la nostra diversità.

Chiudo e ti ringraziando di come ti chiedi le cose e questo mi fa vedere che hai le competenze per gestire ciò che non conosci, hai detto che non sei gemella.
Il confronto con le opportunità che ti si presentano (in questo caso me) è veramente un bellissimo strumento per non stare mai chiusa e mai ferma agli orizzonti che conosci perché il mondo in ogni persona è un’infinità di orizzonti immensi e talmente colorati che non puoi, se li incontri, non restarne affascinata e quindi non mettere in atto strategie e risorse per confrontarti con loro. Sei una mamma preziosa e in gamba, come le mamme e i papà di questo sito, questo arricchisce anche il tuo essere donna. Ti abbraccio e ti ringrazio, sentire le tue difficoltà mi dà tenerezza e mi fa incontrare le difficoltà, allora non dette e non capite, dei miei genitori. Giustamente non capite perché non era mio compito e non è mio compito essere il loro genitore. L’ho fatto, sono cresciuta occupandomi di capire tanto e sempre tutti, ciò mi ha regalato la splendida capacità che mi appartiene di entrare in relazione in profondità con l’altro, anche se non lo conosco da molto, e al tempo stesso ho iniziato il mio percorso che mi porta ogni giorno a ricordarmi che “il mio primo prossimo sono io!”
Anche se ho dei figli, non posso e non devo dimenticare me e le mie esigenze, altrimenti uno dei rischi è di non riuscire a vedere nei figli la loro individualità, ripeto, non solo tra di loro, gemelli o meno, ma anche e soprattutto da me.
Che ogni giorno sia pieno della"tua forza" e della "tua capacità di cura" verso la tua anima e il tuo cuore e non solo verso quello di chi ti è vicino e sono i tuoi affetti più intimi.
Ti abbraccio …. Angela

ps. un'ulima cosa: la vita da sola dà sempre e darà costantemente ai gemelli opportunità per farli crescere e differenziarsi, per vivere ed eistere come indiviudi singoli pur restando fortemente e magicamente uniti come sempre, per questo "forzare per forza" non serve molto.
Ultima modifica di acquaepane su 06 ott 2009, 12:52, modificato 1 volte in totale.
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Re: Il significato della gemellarità

Messaggiodi monica » 06 ott 2009, 12:30

non sono ancora mai intervenuta, ma vorrei ringraziarti del tempo che ci dedichi, le tue parole sono sempre fonte di riflessione
in particolar modo, dopo aver letto questo tuo lungo intervento, mi sono resa conto ancora di più di una cosa che ho sempre ritenuto essere per me una fortuna, cioè avere un figlio singolo prima dei gemelli
i nostri genitori hanno pensato che erano più tranquilli a mandarci insieme a scuola, prendendo l’autobus insieme potevamo difenderci meglio se succedeva qualcosa e andavamo a scuola in due, non sole.

nelle diverse fasi di inserimento (nido e poi materna) dei miei gemelli, che ora hanno 5 anni, a volte mi sono scontrata con me stessa su questo tema, come credo quasi tutti i genitori di gemelli... insieme? divisi? e tanti mi dicevano "se stanno insieme, almeno si fanno compagnia"... però avevo l'esperienza del primo figlio, che tutti questi passi li aveva fatti prima di loro e da solo... (e con buoni risultati) così la risposta veniva da sé, la loro divisione nelle classi della materna è stato solo un naturale proseguimento e loro infatti non ne hanno risentito, ora vanno fieri ognuno della propria classe e delle proprie maestre
le altre cose che mi hanno molto colpita e con le quali mi trovi d'accordo sono state:
non serve molto forzarsi a dividere fisicamente i gemelli, eterozigoti ed omozigoti, se alla base manca l’atteggiamento del genitori a considerarli "persona individuale" cioè con i propri sogni, progetti, difficoltà, desideri…

e anche:
Fare le cose “per forza” non va mai bene

e credo che si applichi benissimo anche ai figli singoli
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Re: Il significato della gemellarità

Messaggiodi Ale » 06 ott 2009, 13:12

Non mi sento ancora del tutto pronta a parlare del modo in cui sto cercando di cambiare il mio modo di rapportarmi con ognuna delle mie figlie, grazie a molti preziosi consigli che mi ha dato proprio Angela, perché ancora non ho imparato bene e ancora non sono giunta ad una soluzione. Stiamo attraversando un momento particolarmente difficile, e chi ricorda la propria adolescenza (e la moltiplica per due) può forse capire di cosa parlo.

L'intervento di Angela è veramente perfetto. Penso che tu, Francesca, stia facendo il meglio che puoi sulla base delle tue conoscenze e della tua coscienza, e di sicuro le tue figlie te ne saranno grate.

Vorrei aggiungere che neanche io, figlia "singola" (non unica poiché ho un fratello), ho potuto fare la scuola che avrei voluto ma, per motivi diversi, sono stata obbligata a fare una scuola che non mi piaceva e questa è stata una enorme sofferenza per me. Questo per dire che il rischio di sbagliare con i figli c'è sempre, che siano o meno gemelli...
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Re: Il significato della gemellarità

Messaggiodi silvia77 » 07 ott 2009, 13:28

grazie angela, davvero. mi hai dato tantissimi spunti di riflessione.
i miei sono eterozigoti, maschio e femmina, perciò non ho proprio modo di amalgamarli in un'unica entità. per me sono sempre stati alessandro e giulia, due bambini, non li ho mai considerati gemelli, nemmeno dentro di me, e me ne sono accorta quando dopo l'inizio della materna sono tornati a casa chiedendomi che cosa significasse la parola "gemello", e perchè la maestra li chiamava "i gemellini". non avevano mai sentito quelle parole...questo mi ha fatto capire che ai nostri occhi di genitori non sono mai stati visti come un gruppo ma due entità distinte, e mi ha fatto paradossalmente sia piacere che un pochino dispiacere, come se li avessi privati di qualcosa (sciocco, lo so, perchè le etichette non modificano le loro esperienze personali e quotidiane di gemelli).

Ale ha scritto:Vorrei aggiungere che neanche io, figlia "singola" (non unica poiché ho un fratello), ho potuto fare la scuola che avrei voluto ma, per motivi diversi, sono stata obbligata a fare una scuola che non mi piaceva e questa è stata una enorme sofferenza per me. Questo per dire che il rischio di sbagliare con i figli c'è sempre, che siano o meno gemelli...


credo che l'unica strada per sbagliare il meno possibile sia ascoltare, dialogare, e cercare di capire le vere aspirazioni individuali dei singoli come dei gemelli. ovvio che ogni scelta comporta lati positivi e lati negativi, il nostro compito rimane quello di aiutare LORO a fare le scelte migliori per loro stessi (e non NOI scegliere per loro), e poi aiutarli a modulare gli aspetti negativi di quelle scelte. certo è che se questo può essere più facile (lasciare che siano loro a fare le scelte) quando sono più grandi, credo sia più difficile quando sono piccolini (fermo restando che il dialogo e la comprensione ci devono comunque essere)... soprattutto se non conoscono alternative, e non sono quindi in grado di decidere seriamente.

faccio un esempio banale. giulia è da un paio di mesi che mi dice che vuole fare danza. ale non me l'ha mai detto, ma in passato avevo avuto io l'idea di iscriverlo perchè particolarmente portato, in più da quando lo dice lei, lo ripete anche lui. la settimana scorsa siamo andati a vedere la scuola di danza, ma nella scuola facevano SOLO danza classica, è un ambiente molto particolare e rigido e molto femminile, infatti c'erano SOLO bambine, e lui quando siamo entrati ha detto che non voleva andarci. la sua è stata una reazione IMMEDIATA, all'ambiente, ma mi domando se l'avessi portato in un'altra scuola (più adatta ai bambini, meno rigida, più divertente... come secondo me dovrebbe essere...), se magari non avrebbe scelto diversamente.
per inciso alla fine non ci manderò nemmeno giulia (che avendo la varicella non era nemmeno con noi), non mi è piaciuta, e per lei stare sulle punte è anche sconsigliato perchè ha problemi ai piedi e le gambe... sicuramente con calma cercherò un'altra scuola, ma devo riproporlo ad ale? o devo prendere per definitiva la sua decisione di non fare danza? prima diceva di voler fare danza solo perchè lo diceva la sorella... ora dice di non volerla fare solo perchè ha visto quella scuola estremamente rigida. in realtà non aveva le armi per decidere nè la prima nè la seconda volta, entrambe sono state reazioni emotive (prima per emulare la sorella, poi ha espresso un disagio ad un qualcosa che però non riassume TUTTE l epossibili scuole di danza)... invece io come mamma (dall'alto delle mie osservazioni) potrei dire che sarebbe una cosa per lui adatta e divertente (visto che gira casa portandosi appresso uno stereo e ballando a ritmo di musica),e so che gli piacerebbe sul serio.... alla fine credo che cercherò un'altra scuola, e troverò dei corsi diversi, uno per lui e uno per lei, più adatti ai bambini e più divertenti della danza classica (sempre che in paese ci siano....) e se si trovano bene li farò continuare, se invece si trovano male, stop.

è una sciocchezza, ma credo che alla fine noi genitori possiamo ascoltare i nostri figli, ma finchè non sono un po' più grandi abbiamo il compito e il dovere di capire PERCHE' dicono di preferire una cosa rispetto ad un'altra, e alla fine l'ultima decisione spetta a noi!
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Re: Il significato della gemellarità

Messaggiodi Francesca » 07 ott 2009, 21:38

Angela grazie di cuore e grazie a tutte le altre per le riflessioni.
E' normale che noi genitori cerchiamo di ascoltare e prediligere scelte condivise con i bimbi, ma è altrettanto vero, sarebbe scioccco non ammettero, che i bimbi sono condizionati dalle nostre scelte e probabilmente anche i loro desideri, e loro inclinazioni, i loro gusti, le loro predisposizioni sono altrettanto influenzate, almento in parte dal nostro modo di crescerli.
E' ovvio cche io sono io e ho le mie predisposizioni e desideri innati, ma mi rendo conto che queste non si distanziano tantissimo da quelle dei miei genitori, dall'inclinazione o meno ad essere generosi, o empatici, dall'amore profondo per la matematica a scapito magari che sò, della storia (che probabilmente, se invece di un professore di matematica avessi avuto un docente di storia come padre, avrei amato alla follia), dall'inclinazione politica, religiosa, all'amore per il mare a discapito dela montagna, alle abitudini alimementari. Insomma ho sempre creduto che per quanto poi ognuno prenda la propria strada e scopra col tempo delle sue proprie inclinazioni, la formazione familiare influisca e non poco sullo sviluppo di certe facoltà e capacità a discapito di atre.Per questo penso che se un genitroe, come silvia, non ha mai sentito particoarmente l' "eccezionaità " della gemellarità , è facile che i i suoi dolcissimi bimbi a 4 anni chiedano il significato di "gemello".
Probabilmente (io penso così) saranno più autonomi e liberi e capaci di esprimere al meglio le loro peculiarità.
E' altrettanto probabile che gemelle cresciute (in altrettanta buonafede) facendo rimarcare il loro unico e prezioso dono di essere "due" simili e uguali, vivranno il lato positivo di questo dono a danno probabilmente della indipendenza personale.
Ecco qui che ritorno a bomba: conosco due gemelle adulte e dopo questo post ho chiesto a loro cosa ne pensavano.
Loro (vecchia scuola) sono sempre state insieme, si sono sempre vestite uguai , e ancora adesso a 40 anni si sentono 4 volte al giorno e se escono insieme cercano di vestirsi alla stessa maniera e hanno anche pensato di andare a vivere insieme con i rispettivi mariti. IO sono amica con una di loro e quindi molto onestamente ho espresso il mio pensiero e valuatato il loro rapporto alla soglia del "malato".
Ecco lei candidamente mi ha detto che sono felici e lo sono sempre state, che l'appoggio che ha nella sorella non lo ha neanche dai genitori per quanto presenti ed affettuosi e che per lei il mio tentativo di non far vivere l'esperienza unica della gemellarità ale mie bambine era solo un privarle di qualcosa di unico ed irripetibile.
Allora mi chiedo se esista un modo per far sì che la "bellezza" dell'aver un gemello sia conciliabile con l'armonica crescita della propria personalità, se esiste un modo per non privarle di questo dono ................................... separate ed autonome!

p.s. per silvia......anche l mie non sanno che vuol dire "gemella" per me sono da semre "sorelline" e quando lo sentono si guardano con aria interrogativa e dicono "no etta è la mia sorellina!"

seondo p.s. per silvia FAGLI FARE balo se ti sembra che sia portato, d'altronde quando sno così piccoli le cose non le conoscono . Come fanno a scegliere? per cui tu non puoi far altro che proporgli cose che ti sembrano gradevoli e indicate per il loro modo di essere..... Alla fine se non gli piace troverai altro!
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Re: Il significato della gemellarità

Messaggiodi Ale » 08 ott 2009, 06:45

Scrivo al volo perché sono con l'acqua alla gola. Favorendo la loro indipendenza non le privi proprio di niente. Il rapporto gemellare rimane intatto e anzi arricchito dalle esperienze uniche che ognuna delle due porta all'interno della coppia. Perlomeno io la penso così.
Ale&Nico con Sara, Silvia(94), Alessio(01), Mattia(02) e la gatta Lulù
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